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Pittura e artisti pittori contemporanei in mostra - Sezione interattiva

Profilo di Gianni Micheletto
Nome e Cognome (o nome d'arte) Gianni Micheletto
Data iscrizione Apr 21, 2015
Località Mason Vicentino
Provincia Vicenza
Regione Veneto
Recapiti telefonici 0424/708192
Biografia (1000 - 2000 battute) GIOVANNI MICHELETTO

Giovanni Micheletto, figlio della terra veneta che onora con la sua vita di artista, si può annoverare fra i più prestigiosi pittori figurativi e ritrattisti contemporanei. Allievo del grande artista figurativo Pietro Annigoni, dopo gli studi classici, quelli filosofici e delle teologici, ha frequentato un'accademia d'arte. Colpisce, guardando le sue opere, la sua personalità ben definita e la sua maturità non comune nella tecnica e nella perfezione d'insieme. La sua pennellata (sempre o quasi, su supporto rigido), appare ora morbida, ora delicata, ora scultorea ed incisiva come una lama; il segno é nitido nella sicurezza delle linea e nell'espressività dei personaggi e dei paesaggi:la preziosità cromatica del colore, sempre puro, limpido e nitido anche nelle tonalità forti e decise, dà all'opera effetto plastico e carezzevole. Micheletto non smentisce mai la sua chiara visione artistico-culturale, né il suo modo di lavorare che rifà ai grandi Classici del passato. Si dedica, con paziente amore, alla ricerca della verità intima e spirituale dell'uomo di cui esplora la sostanza morale e la sua interiorità. “L'uomo, centro dell'universo” diventa soggetto-oggetto di un'indagine instancabile. Nelle sue opere, uomo e ambiente, si fondono in un unisono di armonia vera ed autentica:ogni personaggio é collocato nel giusto luogo sorretto da un'efficace scelta coloristica che ne rafforza l'espressività. Noi vediamo ambienti famigliari ed ambienti lontani come se qui si siano dato puntamento a testimonianza dell'universalità del discorso dell'artista, e vediamo anche l'uomo che vive il suo momento in quest'era difficile. Seguendolo fin dagli inizi del percorso artistico-culturale, si nota un indicibile bisogno di esprimere con il pennello ciò che la profondità del suo Io sente. Proseguendo si perfeziona sempre più fino ad arrivare a risultati ormai scomparsi nell'arte contemporanea, subisce delle trasformazioni in un suo cammino coerente con sé stesso senza mai abbandonarsi ad un facile lassismo oggi ricorrente nel campo artistico.
Il secondo periodo, quello di mezzo, contiene una forte carica espressiva che raggiunge livelli mai raggiunti fino a questo momento dall'artista.
Vi si riscontra una fase tormentata del passaggio verso la maturità dominata da giuste scelte tonali che danno sensazioni di sofferenza, di smarrimento: l'incubo della fame e della paura é sempre presente. La sofferenza stessa, travolgente, si legge nella “Ultima Sinfonia di un Maestro Vicentino””. (considerato dalla critica fino ad ora il suo capolavoro), in cui Micheletto supera se stesso, in una sequenza di visioni, in metamorfosi, fortemente tragiche e disperatamente vere in passaggi obbligati per uscire dal tunnel dell'angoscia e dal tormento esistenziale e spirituale per approdare alla fine ad una serenità conquistata ed interiorizzata dalla fede.
Placato il suo essere e ritrovata la sua vera identità, l'artista indirizza le sue attenzioni verso visioni diverse che trasmettono, appunto, questo suo nuovo spirito vibrante e con altre connotazioni stupende, quasi irreali nella loro bellezza che sembrano trascendere la materia stessa, diventando specchi dell'animo umano.
Il mondo dell'infanzia é magnifico: il bambino é esaltato nei giochi, nelle fiabe, nei sogni ad “occhi aperti”, ma anche descritto nelle tristi scene dell'abbandono.
Giovanni Micheletto ama questa “età bella” e trasfonde tutto il suo amore verso i piccoli. Lo si nota nelle scelta dei colori, nella ricerca dei particolari dell'abbigliamento, nella collocazione ambientale e scenica degli sfondi, nello stupore incantato degli occhi innocenti.
La vecchiaia, ultima tappa dell'uomo, ha scavato i suoi solchi nei visi annosi dei popolani, segnati dalle sofferenze, dalle restrizioni, dal lavoro, dalla solitudine. Ogni personaggio racconta la sua storia tramite i tramite i tratti somatici del suo volto.
In ultima, e dovrebbe essere la prima, vorrei ricordare le opere a soggetto religioso, le sue pale d'altare, i suoi polittici e, fra queste opere, il potentissimo “Hecce Homo”, un altro grandissimo capolavoro toccante nel mistero stesso della morte di Cristo.
La realizzazione drammatica dei personaggi é resa più efficace dai rossi e dalla luce appena accennata e quasi uniforme, una tavola in cui fede e pietà vivono un momento di commossa partecipazione artistica.
Tutte le opere di Micheletto sono importanti, perché fanno vibrare forti emozioni verso la fede, la vita e la natura.
Lidia Toniolo in Serafini
(Assessore alla cultura)



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